L’ESPERIENZA DELL’ANZIANO TRA TEMPO SOGGETTIVO E TEMPO CRONOLOGICO

‘E domani, dottore…., cosa viene dopo?’

Riformuliamolo quindi questo interrogativo – posto da una persona molto avanti con gli anni – e proviamo a considerare dove ci può portare: “…..e domani, dottore…., cosa viene dopo?”

Le ansie e le angosce implicite in tale quesito suggeriscono che Anna si sia trovata -all’improvviso ed in modo ineludibile- ad entrare in contatto con il secolo di vita che le apparteneva; suggeriscono che Anna, pur avendone conoscenza intellettiva, non fosse intimamente ed emotivamente sintonizzata sul significato dei suoi 100 anni, ma si collocasse – come gran parte degli anziani – in un tempo soggettivo, il cui significato e spessore non coincidono con i parametri cronologici.

Il senso del tempo cambia con il mutare dell’età e delle circostanze: per un bambino avere 3 anni significa dare per scontato l’accudimento genitoriale; per un ragazzo di 15/16 può significare scoprire, nel proprio tempo, l’esigenza di maturare una visione personale della vita, diversa da quella dei propri genitori; nell’età adulta può implicare l’esigenza di concretizzare dimensioni progettuali (famiglia, lavoro, ecc…), impensabili in altra epoca della vita.

Meltzer parla del tempo come della quarta dimensione nella quale ognuno di noi è inglobato e che è costituita da una percezione soggettiva e da una realtà oggettiva.

G.Crocetti, commentando le parole di Meltzer, sottolinea come” esista, appunto, un tempo oggettivo, che è quello dell’orologio (il tempo cronologicamente considerato), ed un tempo soggettivo, che è quello dei vissuti interni. E noi tutti stiamo bene quando riusciamo a regolare il nostro orologio interno con quello esterno, ossia quando i propri ritmi interni sono regolati con i ritmi della natura e della cultura in cui viviamo. Il tempo soggettivo è il tempo fondamentale perché è il tempo della nostra vita interna, della nostra serenità, del nostro equilibrio.” (Lez. 11/4/87)

Per un adulto (purtroppo) risulta essere qualcosa di ovvio privilegiare l’importanza del tempo cronologico: è il tempo del ‘fare’, del ‘produrre’, nella nostra epoca è diventato l’ambito in cui prevalgono le espressioni dell’Io, della mente.

Il Sé corporeo, che è il fondamento della nostra personalità e che rappresenta la struttura profonda che investe totalmente la realtà fisica, viene spesso messo tra parentesi; è ovviamente presente e attivo, ma sovente viene trattato più come un inciampo che come un potente e insostituibile alleato.

Può succedere, allora, che in età adulta (e non solo), si creino profonde discrepanze tra queste due dimensione della personalità, tra il tempo soggettivamente sperimentato ed il tempo cronologicamente predisposto. Ed è proprio in queste discrepanze che si rintracciano le basi di molte patologie, somatiche e psichiche.

Più che dalla sintonia con la propria corporeità (e quindi con la voce dei propri bisogni e del proprio tempo soggettivo), si direbbe che l’adulto sia sufficientemente rassicurato dal ticchettio dell’orologio, dal dominio che, attraverso adeguati strumenti (calendari, agende cartacee o elettroniche, ecc.), può illudersi di avere sul tempo, illusione che lo porta facilmente ad andare oltre la sana necessità organizzativa.

E per un anziano? Nel lungo processo regressivo che interessa la vecchiaia, dove colloca l’anziano il senso del proprio tempo? Il mondo interno dell’anziano – in riferimento alla temporalità – da quali movimenti psicodinamici è connotato?

Ritorniamo per un istante alla celebrazione dei cent’anni di Anna: entriamo nel salone addobbato per festeggiare il compleanno, sediamoci vicino ad Anna, guardiamoci attorno e leggiamo con lei (e con i suoi occhi) i numerosi cartelloni esposti: tutti veicolano un unico messaggio, tutti – in un modo o nell’altro – ripropongono senza ombra di dubbio l’età cronologica della festeggiata, un’età che, se per gli adulti presenti poteva significare una meta auspicabile, ad Anna riproponeva, nella dimensione cronologica, il ticchettio ineludibile del tempo, di un tempo che forse per lei stava per finire. (segue)

dott. Claudio Vianello

Psicologo-Psicoterapeuta

 

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