CONTRIBUTI SULLA PSICODINAMICA DEL MONDO INTERNO DELL’ANZIANO: IL LUOGO DELLA TRADIZIONE INTERNA

Appunto: “Cent’anni dottore…., e dopo?

 

In questa circostanza Anna ci indica un qualcosa di importante: nel festeggiare un anziano non ha senso alcuno abbondare in regali e celebrazioni, non ha alcun significato sottolineare la sua età avanzata, evidenziandola come una sorta di successo. Forse, la cosa più importante, può avere a che fare con il contattare il suo mondo interno, la sua tradizione interna (che spesso ci offre spontaneamente), ascoltandone l’evocazione e condividendola con lui.

Questa è la dimensione che gli appartiene e in questo contesto lo si può incontrare: allora ‘festeggiarlo’ coincide con il condividere e con il rammentare con lui quanto lui è disposto a donarci attraverso l’evocazione.

Il resto, i grandi festeggiamenti dei 90 – 100 anni, appartengono alle illusioni degli adulti, epoca della vita in cui possono risultare necessarie tali prospettive.

L’anziano ha bisogno di un tempo per sé: affida alla prevedibilità delle routine (soggettive, familiari o istituzionali) il compito di organizzare il tempo, per recuperare una dimensione personale, sempre più sintonizzata sulla propria tradizione interna, condizione questa che viene messa al servizio delle esigenze inerenti alla evocazione di sé.

In vecchiaia, rispetto all’età adulta, avviene una sorta di capovolgimento: si assiste cioè ad una progressiva chiusura della mente al nuovo, per rivolgersi verso un graduale recupero del Sé, ossia della centralità del corpo e della priorità inerente alla attenzione riguardante i bisogni primari (Crocetti). Si assiste ad un graduale rallentamento delle peculiarità egoiche, a vantaggio di un consolidamento e di una maggiore valorizzazione della tradizione interna.

Il lavoro clinico con l’anziano porta il terapeuta a contatto con una particolare dimensione del mondo interno del suo interlocutore, dimensione che è destinata a diventare uno dei luoghi centrali nei quali l’anziano si colloca.

Mi sto riferendo all’importanza che assume per un anziano la ‘tradizione interna’ e all’uso che ne fa.

La tradizione interna è una dimensione clinicamente poco conosciuta in quanto poco esplorata: di certo l’anziano, nei colloqui, ne fa un uso costante. La tradizione interna non coincide con la storia personale, anche se la contiene e ne riverbera i tratti. E’ composta da elementi sostanziali, tutti costitutivi e tutti reali, presi da relazioni concrete, che hanno caratterizzato la vita pregressa di ciascuno di noi. Metaforicamente potremmo dire che è una traccia di sé in cui non è previsto un ordine strettamente cronologico degli avvenimenti registrati, non vi è netta distinzione tra oggettivo e soggettivo, tra presente, passato e futuro.

Ognuno di noi ha, ovviamente, una propria tradizione interna, ma, nel corso degli anni, cambia l’uso che ne facciamo e le immagini che ne vengono evocate.

Come già detto, in vecchiaia essa non coincide più con la propria storia: gli eventi non sono cronologicamente giustapposti, ma evocati a seconda delle fantasie e del valore che l’anziano attribuisce ai vari fatti e nelle varie circostanze.

Va inoltre sottolineato che nella tradizione interna vi può essere un recupero ‘violento’ (violento in quanto immediato, intenso) delle figure di riferimento oggettuale, i genitori ovviamente, ma anche i nonni o altre figure che hanno avuto a che fare con le vicende della persona. Può emergere il recupero di tutte queste figure che, ovviamente, non sono più presenti, ma si tratta di un recupero che possiamo considerare come un parametro di avvicinamento alla morte. Più l’anziano evoca, nella narrazione di sé, le figure ‘antiche’, figure che non ci sono più ….i genitori, i nonni, i parenti lontani…., più si avvicina al passaggio ultimo.

 

Dott. Claudio Vianello

Psicologo-Psicoterapeuta

 

 

 

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