Alcune precisazioni sul recente articolo de “Il Gazzettino”

Facendo riferimento all’articolo pubblicato oggi sull’edizione di Treviso de “Il Gazzettino”, ribadito quanto correttamente riportato dal giornalista sulla ns.posizione, è probabilmente utile fornire ulteriori elementi su questa situazione in modo tale che le persone interessate possano formarsi una propria opinione in merito.

OIC ha come mission il benessere degli Ospiti (non pazienti…) ed in questo senso da sempre attiva, affina ed utilizza specifici sistemi di monitoraggio, con l’obiettivo sia di attivarsi per correggere le eventuali anomalie sia di confrontarsi con il mercato e con gli standard di prestazione stabiliti dalle Autorità Competenti. Questi sistemi di monitoraggio sono aggiornati con frequenza mensile in tutte le residenze OIC, ivi compresa quella di Oderzo.

Per la grande eterogeneità di fonti di dati dovuta alle diverse politiche sociosanitarie regionali, è piuttosto difficile avere dei parametri di confronto scientificamente affidabili ma la prassi operativa indica in un intervallo tra il 6% ed il 13% la percentuale media di persone Ospiti di Residenze per Anziani in Italia affette da piaghe da decubito. Nel ns.caso i dati più recenti si attestano su:

  • 6,1% come media di tutte le residenze OIC nel primo semestre 2012 (2011: 5,6%)
  • 0,9%: come dato 2011 nella Residenza Simonetti (di cui solo il 12,5% insorte in struttura)
  • 0,8%: come dato del primo semestre 2012 della Residenza Simonetti

E’ ovvio che alle persone direttamente colpite da questo problema questo quadro non da alcun sollievo ma, d’altra parte, a noi sembra evidente che sia impossibile raggiungere in questo ambito il 100% del risultato. Occupandoci di benessere di persone e non di processi industriali deterministici, siamo i primi a sapere che l’errore è sempre in agguato e proprio per questo facciamo in modo da mettere tempestivamente in atto tutti gli opportuni correttivi.

Per quanto riguarda gli aspetti relativi all’igiene personale a cui si accenna nell’articolo, La Fondazione OIC è stata la prima ad introdurre l’uso di speciali detergenti per gli Ospiti costretti a letto che consentono di effettuare queste operazioni limitando al massimo l’uso di semplice acqua e sapone: i materiali che noi usiamo hanno speciali caratteristiche di detergenza ed idratazione tali da limitare non solo il fastidio per lo stesso Ospite (a volte non fa necessariamente piacere fare una doccia od un bagno..) ma anche i possibili rischi derivanti dalla presenza di acqua sui pavimenti (cadute, scivolamenti, sia per gli Ospiti sia per i ns.dipendenti). Non solo: l’uso di questo tipo di prodotti permette, nel caso di Ospiti lavati nel letto, di diminuire in modo drastico i rischi di irritazioni cutanee e piaghe da decubito generate dalla oggettive maggiori difficoltà di risciacquo, tipico dell’uso dell’acqua e del sapone. Anche in questo caso va da sè che possa statisticamente capitare un intervento meno tempestivo del solito; ma è anche vero che l’alta soddisfazione citata nell’articolo nei riguardi degli Operatori Socio Sanitari (cioè delle persone che si occupano dell’igiene personale sulla base delle indicazioni del corpo infermieristico) è una concreta testimonianza della bontà delle prassi applicate.

In generale, la ns. esperienza ci dice che gli Ospiti arrivano oggi nelle residenze in condizioni di salute mediamente sempre più precarie, talvolta per un’inadeguato trattamento domestico, talvolta per la sottovalutazione della situazione. In questo senso OIC è perno di connessione tra l’Ospite (e il suo familiare) ed il Medico di Medicina Generale che all’interno della Residenza, su incarico dell’USL, fornisce l’assistenza sanitaria, indicando cioè cure e terapie che poi vengono applicate dal ns.personale. In questo essere perno si innescano talvolta problemi di circolazione delle informazioni, originati sia da diversi caratteri personali sia da una normativa sulla privacy che, nello specifico caso, rischia di tutelare sì la riservatezza della persona ma non la sua salute (è il medico a possedere i dati sanitari dell’Ospite e non OIC e per la legge della privacy non ne può neppure entrare in possesso, con i conseguenti immaginabili problemi ad esempio nel caso di ricovero d’urgenza in ospedale). OIC da anni si fa parte attiva per gestire questo problema, promuovendo in tutte le proprie sedi un proficuo rapporto di collaborazione con i diversi medici, rapporto che ovviamente, essendo sempre tra persone, qualche volta può essere più difficoltoso.

Alla luce di quanto sopra, non ci sembra opportuno entrare nel merito dei due casi segnalati dal giornale, comunque noti a livello sia di singola Residenza sia di sede centrale. Pur quindi nel rammarico per le situazioni esposte, ci pare interessante evidenziare come nell’attuale vacanza di nomina del rappresentante degli Ospiti di Oderzo (dopo le dimissioni del dr. Baldassini), OIC abbia comunque garantito ogni settimana in questa sede la presenza del rappresentante degli Ospiti dell’intera Fondazione, riscontrando che in tutto questo periodo (circa 4 mesi) si sia presentata ai colloqui una sola persona.

In virtù di un’impostazione operativa basata quindi sulla relazionalità tra le persone e sull’avere il benessere dell’Ospite come obiettivo principale, alla luce dell’ampia comunità multietnica che compone la Fondazione OIC (Ospiti, dipendenti e tutti i loro familiari), non ci sembra valga neppure la pena di entrare nel merito della protesta relativa alla presenza delle suore infermiere nigeriane ad Oderzo. Per quanto ci riguarda ci limitiamo ad evidenziare come si tratti di persone con un’eccellente capacità di relazione ed una alta professionalità; persone che prima di arrivare ad Oderzo hanno positivamente lavorato nella sede patavina della Fondazione, seguite da specifici tutor e che sono quotidianamente supportate dall’intera squadra OIC (tant’è vero che anche l’odierna ulteriore ispezione del nucleo NAS dei Carabinieri ha confermato l’inesistenza di qualsiasi problematica in merito). Certamente si tratta di professioniste che hanno una cultura operativa un po’ diversa da quella a cui si può essere abituati, un modo di operare meno “sanitarizzante” e magari forse meno allarmistico delle loro colleghe di altre nazionalità: ma altrettanto certamente non abbiamo finora riscontrato alcun significativo problema relativo alla quotidiana opera professionale nei riguardi degli Ospiti.

In generale, infine, ci pare utile ricordare come la logica operativa della Fondazione OIC si basi sul concetto di equipe interdisciplinare, una metodologia che prevede che ciascun Ospite venga preso in carico in ogni Residenza non da un singolo ma da una squadra di professionisti del “prendersi cura”, una squadra composta da infermieri, operatori sociosanitari, educatori, fisioterapisti, logopedisti e psicologo che insieme valutano, operano, monitorano il benessere della singola persona. Una equipe assistenziale nella quale ogni professionista è portatore di un contributo originale la cui valenza si potenzia però nel momento di sintesi con il contributo degli altri colleghi. Un’equipe (noi la chiamiamo con un brutto inglesismo “l’equipe del care”) che è poi quotidianamente supportata da tutte le altre persone che operano in OIC a livello periferico o centrale (personale di segreteria ed amministrativo, direttori di sede, cuochi di Residenza, volontari, direzione generale e specialisti di area), dando quindi sintesi concreta e operativa alla nostra storica mission di prendersi cura delle persone fragili, siano esse anziane, disabili o, come abbiamo cominciato a fare a Padova, molto piccole di età.

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