La situazione di non autosufficienza introduce un profondo cambiamento nelle condizioni esistenziali perché in pratica una persona non è più in grado di provvedere completamente a se stessa e tale condizione viene ufficialmente dichiarata.
Anche quando si è malati ci si trova incapaci di gestirsi in autonomia, ma questo stato dura solo per il periodo dell’infermità: tutto poi torna come prima. C’è la prospettiva, quasi la certezza, di una successiva guarigione in virtù delle cure mediche, della degenza ospedaliera, di interventi chirurgici: dopo si ritorna pienamente efficienti, a regime normale.
La condizione di non autosufficienza negli anziani invece dura, è strutturale, non prevede un ritorno alla normalità. Ne consegue che il solo esclusivo approccio sanitario non può essere risolutivo. In questa sistuazione infatti la persona necessita di supporti esterni stabili, che agiscono come integratori rispetto alle debolezze, alle mancanze, alle fragilità, alle deviazioni costitutive della non autosufficienza.
Solo insieme, come in una famiglia allargata che valorizza le affettività dei congiunti, si ricompone la soggettività dell’anziano non autosufficiente. Servono dunque sostegni che coniughino umanità e professionalità in contesti curati ed accoglienti, adatti a consentire agli ospiti di esprimere – con speranza, coraggio, vitalità – sapientemente la cultura del limite quali protagonisti nell’attivazione delle potenzialità residue.
Servono soluzioni innovative, ad hoc, ad personam che si trovano prendendosi a cuore l’ospite ed offrendogli quelle aperture, quelle prestazioni, quei servizi, quelle attenzioni che si riscontrano adatte a lui e creano serenità e fiducia nel mantenimento e nel recupero di spazi di autonomia apprezzando il dono della vita. È quanto avviene nei nostri Centri Residenziali.
Ecco quindi i supporti integrati che combattono il totalitarismo dell’impossibilità e della passività che comunemente si affibbia allo stato di non autosufficienza. Per riuscirvi devono essere tanti, diversificati, qualitativamente validi, efficacemente organizzati in sinergia di comunità, non sottoposti alla logica del vantaggio economico, capaci di superare i semplicistici ambiti degli standard considerandoli requisiti minimali, sempre tesi a procurare il Bene (il ben – essere) secondo l’ispirazione cristiana dell’amore verso il prossimo.
Mettere la persona non autosufficiente al centro di un circuito continuo, di un flusso inesauribile di supporti sanitari, relazionali, ambientali, tecnologici, culturali, psicologici, nutrizionali, animativi, pluri (musico, fisio, cromo) terapeutici etc. etc., in un’atmosfera ossigenata di conforto e partecipazione: è questa l’identità OIC a tutela della dignità dell’ospite.
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