Origini e storia

  Era la seconda metà degli anni cinquanta quando, Don Antonio Varotto e Nella Maria Berto, di fronte al problema dell’alloggio per otto anziane domestiche non più in grado di lavorare, sognano di dare loro un futuro ben diverso dalla squallida accoglienza negli Ospizi di Ricovero, allora unica possibilità per una vecchiaia fuori dalla famiglia, dove fatiscenti stanzoni fungevano sostanzialmente da anticamera del cimitero.

Tensione morale e progettività innovativa furono gli ingredienti – divenuti poi standard – della prima Residenza di via Gustavo Modena a Padova (benedetta dal vescovo Bortignon accompagnato dai Fondatori), con stanze a uno e due letti, tutte con bagno e servizi, con la grande cucina in cui divertirsi a fare manicaretti, sale da pranzo e ritrovi dislocati in ogni piano.

Un approccio comunitario di vita attraverso la sinergia dei momenti di riposo, di tempo libero, di attività lavorative, di volontariato, di spiritualità, di preghiera, vissuto con una cultura dell’accoglienza insieme solidale e professionale in virtù delle esperienze avute: un’operazione di completa rottura con gli schemi allora vigenti, che riversò sull’OIC le aspirazioni di tantissime categorie sociali di pensionati e di anziani con una domanda per quantità e qualità stimolante, che spingeva a nuove e più complesse sfide.

  Il secondo decennio (1965-75) vede l’OIC ampliare la propria complessità organizzativa, passando dalla situazione di una sola residenza a quella del ben più ampio scenario del Centro Residenziale Nazareth che, in una superficie di 20.000mq, costituisce un vero e proprio villaggio di oltre quattrocento persone.
Villa S.Maria Goretti, Villa Santa Teresa del Bambin Gesù, Villa Stella Maris, Villa Papa Giovanni XXIII, Villa De Gasperi, Villa Kennedy e Villa San Giuseppe sono i nomi scelti per le residenze dagli stessi Ospiti attraverso una democratica votazione; una loro commisione presiede alla scelta dei cibi ed un segretariato sociale si prende cura delle iniziative di animazione e solidarietà. Certamente quindi non la gestione di una fine ma una prospettiva di futuro da vivere. La nuova strutturazione rende ovviamente più complessa la gestione operativa e pertanto si provvede a costituire l’Associazione Opera Immacolata Concezione, trasformata poi il 30/10/1970, DPR n.1006 in Ente Morale, dandosi così un nuovo e più coerente assetto istituzionale.

Il terzo decennio (1975-’85) è caratterizzato dall’uscita del perimetro padovano per corrispondere alla domanda proveniente da varie parti del territorio veneto, e in particolare ad alcune specifiche esigenze quali la possibilità di trascorrere periodi di vacanze. Ecco quindi il Centro di S.Giovanni in Monte sui Colli Berici in provincia di Vicenza e, a seguire, le localizzazioni di Asiago, di Thiene, di Carmignano di Brenta e la residenza di Oderzo.

Il quarto decennio (1985-95) vede l’OIC attivarsi per dare risposta al mutare delle condizioni sociali, dandosi l’obiettivo di estendere anche alla persone in condizione di non autosufficienza la dignità e le opportunità tipiche del suo operare. Parte una specifica sperimentazione presso la Residenza S.Chiara nel complesso della Mandria a Padova dove con successo si dimostra la perfetta compatibilità tra la complessità di gestione di grandi numeri di Persone con il mantenimento di elevati standard qualitativi e di personalizzazione delle prestazioni, anche in condizioni di frontiera di salute.

Nel quinto decennio (1995-05) l’OIC si concentra sull’obiettivo di recuperare l’emarginazione sociale della Persona Anziana, arrivando ad identificare nella centralità dell’intera filiera il perno fondante di una nuova fi losofia di approccio, basata sulle logiche della multidimensionalità e della polifunzionalità. Si ridisegna e si completa il Civitas Vitae, si costruisce il nuovo Centro di Vedelago, si ristrutturano, anzi, si rifanno, tutti gli altri Centri qualificandoli con il nome di un testimone cristiano del luogo, si pensa a condurre quello della Parrocchia di Borgoricco. E’ l’epoca della globalizzazione: al Civitas Vitae di Padova e al Centro Botton di Carmignano si insediano rispettivamente le Congregazione delle Suore di S.Maria Regina degli Apostoli di Dhaka (Bangladesh) e delle Suore Missionarie del Calvario di Palai (Kerala, S.India) per vivere e far vivere la dimensione della mondializzazione della solidarietà e quella della spiritualità incarnata nella professione. É l’epoca della tecnologia e si inseriscono la domotica e gli atelier multimediali.

Decennio dopo decennio l’OIC ha dato e continua a dare concretezza operativa e teorica ad una nuova filosofia e metodologia di approccio al mondo dell’Anziano e del Non Autosufficiente, facendo tesoro di un percorso di esperienze che è passato:

  • dall’attivazione di una residenza qualificata per una particolare categoria sociale (primo decennio)
  • alla costruzione di un villaggio integrato progettato secondo criteri di specializzazione e personalizzazione dei servizi resi (secondo decennio)
  • dalla disseminazione nel territorio veneto (in città, collina, montagna) di “villaggi” pensati anche per consentire periodi di soggiorno alternati (terzo decennio)
  • alla predisposizione all’accoglienza delle persone non autosuffi cienti, supportandone lo sviluppo della seppur residua autonomia (quarto decennio)
  • all’intervento organico sulla “filiera anzianità” per dare nuova vita e protagonismo agli anni della terza età, siano essi vissuti nella auto e non autosufficienza (quinto decennio)